Giulia e la sofferenza di non essere mamma

da | Sessualità

L’accettazione della PMA è un viaggio emozionante e carico di sfide, come dimostra la storia di Giulia. Inizialmente perfetta, la sua vita prende una svolta quando il desiderio di diventare madre si scontra con l’incapacità di concepire naturalmente. Questo porta a una tempesta di emozioni negative, che influenzano anche la sua relazione con il partner. Tuttavia, con l’aiuto del supporto terapeutico e l’applicazione di tecniche di gestione emotiva, Giulia trova un nuovo equilibrio e speranza nel percorso della PMA, scoprendo che non è sola e che l’amore e la determinazione possono superare ogni ostacolo.

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Non sappiamo cosa sia l’amore di un genitore per un figlio fin quando non diventiamo genitori noi stessi o ancora di più quando ci viene negato

Sogni, lacrime e speranze di una non-mamma

Giulia entra nello studio con una grazia quasi da ballerina, i suoi movimenti leggeri e sinuosi la portano verso di me. Con gesti delicati, raccoglie i suoi lunghi capelli castani per stringermi la mano, mentre il suo sorriso si dipana dai suoi occhi.

La sua bellezza è naturale, con lineamenti delicati e un’espressione dolce, talvolta malinconica ma con un sorriso che emerge tra le lacrime.

Ma questa è solo la superficie.

Proprio così

Nel mio studio, le persone portano con sé storie di dolore, celate dietro facciate sorridenti. Uomini e donne di grande successo professionale, che potresti considerare forti e impenetrabili. Ed in parte è così.

E sai perché?

Siamo in quella che Bernardo Paoli definisce inclinazione psicologica dei “combattenti”, ma combattere non significa non soffrire.

Anzi…

Per alcuni, mostrarsi forti all’esterno è come indossare una corazza, una difesa contro il mondo. Per Giulia, è l’unico modo per sopravvivere al dolore che la tormenta da otto lunghi anni.

Lascia che ti racconti

Quando si siede nella poltrona blu di fronte a me, sembra desiderare di essere inghiottita dalla sua morbidezza. Le lacrime affiorano prima che riesca a dare voce alla tempesta che la tormenta.

Le porgo i fazzoletti e con un gesto di gratitudine li accetta, asciugando le lacrime che solcano il suo volto. È in quel momento che le sue parole prendono forma, dipingono quadri vividi di un passato doloroso, di ricordi incisi nella sua mente come cicatrici indelebili.

Un’infanzia segnata dalla fuga da un padre violento, con corse attraverso i campi per nascondersi e proteggere sua sorella minore. È un dovere che si impone, non tanto per coraggio quanto per sacrificio. La sua sorellina è indifesa, più giovane, e la madre le ha sempre insegnato che è suo compito proteggerla e prendersi cura di lei.

Per Giulia, l’infanzia non è un periodo felice, e nemmeno l’adolescenza è spensierata. Deve assumersi il ruolo di madre nei confronti della sorella, crescendo troppo in fretta, sempre adulta e responsabile. Ma nonostante tutto, niente le ha impedito di sognare un futuro diverso.

Il suo sogno?

No, nessuna famiglia, nessun principe azzurro, nessun figlio.

Lei sognava di esplorare il mondo, di visitare luoghi lontani, essere autonoma e indipendente, non voleva dipendere da nessuno, voleva un lavoro da top manager in una multinazionale, un lavoro di quelli “fighi”.

Lascia che ti dica una cosa…

C’è riuscita!

A soli 28 anni era riuscita a realizzare tutti i suoi sogni. La sua vita trascorreva serenamente, in compagnia della sua nuova famiglia, quella che Michela Murgia definiva “tribù” composta da una rete di amici che provenivano da ogni parte del mondo, di quelle persone che rendono la tua vita migliore, una ricarica naturale di energia vitale.

Arrivata però alla soglia dei trent’anni, inizia a guardarsi intorno e vede i membri della sua tribù che a poco a poco iniziano a costruire una loro famiglia ed accade qualcosa di inaspettato.

Non poteva crederci, ne rimase sconvolta.

Iniziò a cresce in lei il desiderio di stringere tra le braccia un bambino, il suo bambino, di vederlo crescere, di sentirsi chiamare mamma e di condividere con lui tutto l’amore che può donare. Tuttavia, il destino sembrava avere altri piani per lei.

Penserai, certo, prima deve trovare un uomo e non è facile!

Hai ragione, ma non è questo!

Vedi, tutto si stava muovendo in suo favore.

Proprio così

L’amore della sua vita era davvero dietro l’angolo. In quel periodo, racconta di trovarsi a Parigi per una vacanza a casa di amici, ed è proprio li che conosce Luca, s’innamora di lui e lui di lei, sente che tutto è perfetto. Insieme, iniziano a fare progetti sul futuro, sulla famiglia che vogliono costruire, tanto che si trasferiscono in un appartamento più grande in attesa di realizzare il loro sogno di diventare genitori.

“Era tutto perfetto! Avevamo un buon lavoro, una stabilità economica, maturità, una bella casa e tanto amore. Eravamo e siamo tutt’ora pronti, per diventare genitori” dice Giulia con la voce rotta dal pianto.

 

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La condivisione della battaglia contro l’infertilità unisce la coppia, rafforzando il loro legame mentre perseguono insieme il sogno di diventare genitori.

Oltre la speranza: quando dolore e rabbia si intrecciano

Ogni momento insieme era per loro uno spazio di condivisione, immaginavano come sarebbe stato questo figlio, se maschio o femmina, da chi avrebbe preso gli occhi o il caratter

Purtroppo, i mesi passano, nessun test da comprare e gradatamente quell’attesa non è più così eccitante. Il concepimento diventa un traguardo sempre più difficile da raggiungere. Ogni ciclo mestruale deludente gettava un’ombra sulla loro speranza di diventare genitori, facendo sentire a Giulia come se il suo stesso corpo tradisse i suoi desideri più profondi.

Decidono di consultare un medico, che prescrive una serie di analisi dettagliate. Tuttavia, i risultati sono sorprendenti: tutto è perfetto, nessuno dei due ha problemi di fertilità.

Da una parte Giulia e Luca si sentono rassicurati ma dall’altra ancora più frustrati, soprattutto lei, non riesce ad accettare questa inspiegabile difficoltà.

La ginecologa alla quale si sono rivolti, parla con la coppia della possibilità di ricorrere alla PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) per aiutarli a concepire. Mentre Luca è aperto all’idea di esplorare tutte le opzioni disponibili, Giulia esita.

Si sente bene nella loro relazione ed ha sempre immaginato che la concezione avvenisse in modo naturale. Il pensiero di dover ricorrere a procedure mediche per avere un bambino la fa sentire inadeguata e incapace, come se non fosse in grado di fare ciò che molte persone considerano un atto naturale. Lei nella vita è sempre riuscita in tutto, se l’è sempre cavata con le proprie forze nonostante tutte le difficoltà e non intende cambiare adesso.

La dottoressa cerca di rassicurarla sul fatto che la PMA è un’opzione comune e valida per molte coppie e che non c’è nulla di sbagliato nel chiedere aiuto quando necessario, ma capisce anche le sue paure e le sue esitazioni. Tuttavia, suggerisce a Giulia di parlarne con un terapeuta.

Naturalmente, Giulia sapendo di non aver nessun problema fisico, si rifiuta di chiedere aiuto perché vuole riuscire da sola in quello che per tutte le donne è così semplice: diventare mamma.

I giorni passano e non riesce ad accettare di non riuscire a concepire un figlio, così inizia ad imporre a Luca un rigido programma di rapporti sessuali. Determinata a massimizzare le possibilità di gravidanza, ogni momento intimo diventa parte di un calendario dettagliato, privo di spontaneità e passione. Luca, sebbene comprenda il desiderio di Giulia di avere un figlio, si sente sempre più intrappolato in un loop di prestazioni pianificate. Questa dinamica mina la loro intimità e il loro legame emotivo, trasformando l’atto d’amore in un compito meccanico e stressante.

Quello che è peggio, sono i continui fallimenti. Ogni fallimento è vissuto come una sconfitta, un dolore, un lutto da elaborare e Giulia inizia a sentire addosso la condanna di essere una donna a metà, come se non meritasse di diventare mamma, come se questo privilegio non spettasse a lei.

Mentre la sua vita scorre, quasi per uno strano scherzo del destino, accade una cosa davvero strana, dove guardi vedi un pancione, vedi un neonato, per strada, in tv, sui social in ogni luogo e ogni momento.

Ed è così che ha cominciato a chiedersi perché? Perché ci sono donne che decidono di avere un figlio e subito ci riescono? Perché ci sono donne che nonostante le varie problematiche senza far ricorso a PMA riescono subito a restare incinte?

Il dolore e la rabbia si intrecciano, avvolgendola in una tempesta emotiva che ha trasformato ogni aspetto della sua vita. Persino il lavoro, solitamente un rifugio, ora sembra un peso insopportabile, gravato dal nervosismo che permea ogni pensiero e azione. È come se un’ombra fosca avesse offuscato la gioia e la tranquillità che un tempo facevano parte della sua esistenza.

La rabbia si riversa su tutto e tutti, un fuoco interiore che brucia senza tregua. Il destino è nel mirino delle sue lamentele, così come ogni individuo che attraversa il suo cammino. Eppure, in mezzo a tutto questo caos emotivo, la sua rabbia più grande è rivolta verso se stessa. Si interroga su perché non riesca a raggiungere quel traguardo tanto desiderato: il dono della maternità.

Anche i momenti di gioia e complicità all’interno della coppia sono sempre più rari, oscurati dalla costante preoccupazione e dal senso di fallimento.

I mesi si sono trasformati in anni e il desiderio si è trasformato in rinuncia. Tuttavia, come ci insegna Giorgio Nardone “Si è sconfitti solo quando ci si arrende” e Giulia per quanto frustrata, arrabbiata e ferita resta pur sempre una combattente.

La consapevolezza di non riuscire è un fulmine a ciel sereno che l’ha disarmata, ma il desiderio di avere un figlio è davvero troppo grande per poter rinunciare.

Giulia si sente confusa, ma non riesce ad arrendersi, vuole riprendere in mano la sua vita anche se non sa come fare, è disperata, arrabbiata e Luca la spinge a rivolgersi a me.

 

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Quando il dolore dell’infertilità si scontra con la rabbia verso un destino apparentemente crudele, si genera un fuoco interiore che arde nell’anima, ma anche una forza che spinge a lottare per un futuro luminoso.

 

2 Strategie per Giulia

Riconoscere, affrontare e gestire la rabbia che stava avvelenando la sua esistenza e il legame con Luca costituiva il primo passo verso la liberazione mentale, permettendole di accogliere la PMA come un sostegno, come un valido alleato anziché considerarla un avversario o qualcosa di cui vergognarsi.

La prima esperienza riguardava proprio la gestione della rabbia attraverso l’utilizzo della tecnica delle “lettere di rabbia”.

“Ogni giorno, da qui alla prossima volta che ci vediamo, prendi carta e penna e scrivi una lettera di rabbia indirizzata a chi vuoi tu, Luca, il destino, le tue amiche o te stessa, può essere sempre la stessa persona oppure ogni giorno una persona diversa, può essere qualcuno che ti sta facendo arrabbiare o che ti ha fatto arrabbiare in passato o che ti farà arrabbiare nel prossimo futuro.

Inizi la lettera con :

«Cara X.,

e ci vai giù pesante, senza filtri, vomitando tutta la rabbia che hai dentro di te. Senza badare grammatica, ortografia e calligrafia, vai giù libero, con le peggiori parole, insulti, imprecazioni, tutto.

Apri la gabbia e fai uscire il drago che è dentro di te, devono essere lettere di fuoco. Ok? Scrivi, scrivi fino a quando senti che il drago è ritornato a dormire.

Terminato di scrivere, metti il punto e firmi con il tuo nome.

Chiudi la lettera e nessuno dovrà leggerla neanche tu! Naturalmente mai le spedirai ma le porterai tutte a me. Poi insieme le distruggeremo.”

Giulia ha seguito la prescrizione e l’effetto delle lettere è stato quello sperato, ovvero ha provato l’esperienza di incanalare la rabbia per lasciarla defluire. Con sorpresa riferisce di aver provato una sorta di distensione a livello degli occhi e della fronte che si è rapidamente estesa nel resto del corpo. Mi guarda, sorride e mi dice: “Mi sento meglio”

Ha avuto anche il modo di seguire la mia seconda prescrizione alla scoperta di una nuova esperienza, ovvero la tecnica di controevitamento: “CONOSCI IL NEMICO”, in questo caso la PMA.

Durante la seduta ho utilizzato per la ristrutturazione introduttiva alla tecnica le parole di Sun Tzu: “Se conosci il nemico e conosci te stesso, non devi temere il risultato di cento battaglie. Se conosci te stesso ma non il nemico, per ogni vittoria ottenuta subirai anche una sconfitta. Se non conosci né il nemico né te stesso, soccomberai in ogni battaglia.”

È naturale e funzionale sentirsi spaventati da quello che non si conosce, perché nel nostro cervello l’ignoto viene tradotto come “pericolo. Rendere conosciuto e “amico” un territorio sconosciuto, fornendo le indicazioni di una rotta da seguire come l’iscrizione a gruppi di sostegno e alle associazioni presenti sul territorio ti fa sentire che “non sei sola”.

La PMA è un viaggio fatto di incertezze e ostacoli. Affrontare l’idea della procreazione medicalmente assistita è un passo difficile da compiere. Per Giulia e Luca, significava riconoscere apertamente che il percorso verso la genitorialità non sarebbe stato quello tradizionale e naturale che avevano immaginato. Era come gettare una luce cruda sulla loro situazione, ma insieme accettarono che le loro speranze fossero legate a procedure mediche e scelte difficili anziché alla spontaneità e alla gioia di una gravidanza naturale.

Lottare con la consapevolezza che la loro strada verso la genitorialità fosse diversa, piena di sfide mediche e decisioni complesse, inizialmente è stato un peso emotivo difficile da sopportare. Ma scoprendo tante situazioni come la loro, il sostegno di una rete composta da tanti specialisti e alla fine, la prospettiva di avere un figlio che portava il segno unico del loro amore e della loro determinazione li ha aiutati a superare paure ed incertezze.

 

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La PMA è un viaggio impegnativo e per niente facile,

pieno di emozioni spesso negative che rallentano il cammino,

non dimenticare però che la PMA è soprattutto un viaggio pieno d’amore.

 

Rita Ciani

 

Bibliografia

L.Proietti, Psicologia per Eroi Podcast, “Come si può costruire l’autostima?”

J.Ledoux, Il Cervello emotivo. Alle origini delle emozioni, J.Ledoux,Baldini&Castoli s.r.l., 1996, Milano

B.Lotto, Percezioni. Come il cervello costruisce il mondo,Grafica Veneta S.p.A, 2017, Padova

M.Schilthuizen, Organi sessuali, evoluzione e biodiversità, Reggiani Arti Grafiche srl, 2019, Varese

F.Ongaro, Il metodo Ongaro, Sperling&Kupfer, 2019, Milano

G.Nardone, Emozioni: Istruzioni per l’uso, Ponte alle Grazie, 2019, Milano

B.Paoli, E.Parpaglione, Manuale delle tecniche psicologiche, Giunti, 2022, Milano

P.Watzlawick, J.H.Weakland, R. Fisch, Change. Sulla formazione e la soluzione dei problemi, Casa Editrice Astrolabio, 1974, Roma

 

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Psicologa, sessuologa e psicoterapeuta.

 

Sono Psicoterapeuta specializzata in Terapia Breve Strategica.

Sono psicologa clinica, sessuologa, terapeuta Emdr e Ipnologo.

Come sessuologa ho studiato i vari approcci terapeutici dal punto di vista della sessualità per fornire un intervento personalizzato ma al tempo stesso breve e risolutivo.

Al contrario dei miei colleghi mantenendo il focus sulla sessuologia sono andata alla ricerca all'interno dei vari approcci di nuovi strumenti utili da personalizzare.

Da 12 anni aiuto le persone a costruire una sana autostima e realizzare i propri obiettivi.

Da 7 anni mi occupo dei problemi relativi alla sfera sessuale e all'attività clinica di psicoterapia.

Da 5 anni sono formatore in diversi corsi di sessuologia, autostima legata alle relazioni amorose e problem solving strategico.

Appassionata di Problem solving strategico, crescita personale ed autostima le ho integrate alla mia terapia sessuologica e clinica.

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